RUNNING A VALENCIA: CARRERA DE LA MUJER

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Negli ultimi anni, non solo sono aumentati in termini esponenziali i runner o pseudo tali (vedi la sottoscritta :-)) ma ancor più, si è verificata una crescita considerevole di podisti in vacanza. Quale che sia la meta scelta per il weekend fuori porta, il viaggio di lavoro, il soggiorno di relax o le escursioni avventuriere, sempre più persone mettono in valigia scarpette e abbigliamento tecnico per godere, anche in viaggio, dei benefici della corsa.

Ma vi do un dato in più. Non c’è semplicemente voglia di correre per il pianeta, c’è più precisamente voglia da parte delle città di ospitare i runner di tutto il mondo, e Valencia, tra queste città porta sicuramente la bandiera. Non a caso è stata definita città del running.

Una delle più belle esperienze vissute nella città del sole, è stata la Carrera de La Mujer, la corsa delle donne.

Nata la prima domenica di maggio del 2004 a Madrid, oggi la corsa delle donne è l’evento sportivo femminile più grande d’Europa e conta numeri vertiginosi di donne che, un giorno all’anno, corrono per uno scopo d’importanza vitale: la sensibilizzazione per la prevenzione dei tumori al seno.

Inoltre negli ultimi tempi, l’organizzazione sta valutando l’inserimento di altri importantissimi obiettivi riguardanti il miglioramento della vita delle donne di tutto il mondo, come ad esempio, la lotta alla violenza domestica e la battaglia contro la mutilazione genitale.

Indipendentemente da quanto siate allenate vi consiglio di non perdere l’esperienza emozionante di questa carrera. Non è importante vincere, quanto partecipare. Mai detto fu più azzeccato come in questa occasione!

Quella domenica di metà aprile a Valencia c’erano 25 gradi e un sole che ti abbracciava. Con indosso la t-shirt rosa shocking del pacco gara, esco dall’albergo e sbaglio sistematicamente strada. Amo viaggiare, ma convivo da anni con dei seri problemi di orientamento che mi portano a perdermi ovunque mi trovi. Per fortuna, in giro per la città, comincia a intravedersi qualche maglietta rosa ambulante che mi accingo a seguire senza distrazioni. Il casino vero sarà rientrare in albergo senza indicazioni, ma, per ora, non rientra tra i miei problemi.

La partenza è già ultra gremita. Donne di tutte le età e di tutte le nazionalità in attesa del via. Qualcuno si scalda, qualcuno fa selfie, qualcuno tira palloncini e qualche gruppo si lancia in urletti e Ola d’incitamento. 

Dalla cronaca dello speaker intuisco che mancano pochissimi minuti alla partenza. Sull’Avenida del Puerto siamo diventate 14000. Cominciamo ad avanzare compatte. Il baccano da stadio inizia piano piano a sfumare, lasciando posto alla sola voce del cronista, che finalmente dà il via.

Una fiumana di magliette rosa invade letteralmente Valencia. Nonne con simpatici gonnellini di tulle portati sopra i pantaloni, ragazze con cerchietti fluo, sportive amatoriali e anche cazzutissime runner. Tutte lì a correre la loro gara per le donne.

Una corsa organizzata alla perfezione, come tutte quelle valenciane d’altronde, che permette ancora di più alle partecipanti di viverne l’emozione. Nulla lasciato al caso, compresi punti ristoro, segnaletica e assistenza post-gara.

Anche il percorso dà il suo contributo al fascino della carrera. Vi dico solo che più della metà degli 8 km si snoda sul mare

Sono già passati 40 minuti e stranamente non ho ancora tagliato il traguardo. Di solito queste distanze me le gioco in poco più di mezz’ora. Sarà stata la posizione di partenza, la fiumana di donne da schivare, il caldo, o più semplicemente la voglia di assaporare ogni singolo secondo di quel momento. Voglia di vivermelo in modalità slow.

La luce di Valencia, il mare, i colori di quella giornata, i profumi, le urla, i sorrisi, il rumore di 28000 scarpette sull’asfalto, il tifo dello speaker spagnolo, quel senso di invincibilità che tante donne che lottano per lo stesso scopo riescono a infonderti.

Si correva per la vita e io, quel giorno, mi sono sentita viva più del solito.

Volete sapere com’è andata a finire con la strada per il rientro in albergo? Diciamo che ho fatto un defaticamento un po’ più lungo del normale :-p

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