CARO SOCIAL MEDIA MANAGER, CI SONO COSE CHE NESSUNO TI DIRÀ

NOPAIN-NOGAIN

Confidenze e consigli (per social media manager e non solo) che raramente troverai condivisi e raccontati. Ma questo blog nasce per condividere tutto quello che imparo giornalmente sulla comunicazione, e quindi anche questa parte più nascosta e forse più imbarazzante.

Hai mai pensato di catalogare e archiviare tutti gli articoli che quotidianamente (anzi “almeno ogni due ore”) leggi/sfogli/scartabelli/salvi riguardo a social media, marketing, copywriting e relativi surrogati?
Il solo pensiero mi manda in confusione! 😱
Scommetto che, come me, ne hai divorati a pacchi, vero?
E sono sicura che ogni qualvolta ne leggi di nuovi, la sensazione si possa riassumere, anche per te, in questa frase:

“Perché più ne leggo e meno mi sembra di saperne?!”

Il perché te lo sarai facilmente spiegato.
Il settore e i relativi strumenti si evolvono alla velocità della luce e noi, che di questo settore viviamo, ci fiondiamo sulle novità come abbiamo fatto quest’estate in spiaggia, quando ci siamo ritrovati a rincorrere il nostro cappello di paglia super trendy volato via dal capo, con una folata di vento, durante la nostra passeggiata terapeutica sul bagnasciuga (a proposito, non ti dico che gambe toniche!).

Ammettiamolo. Questa velocità è angosciante, questo bisogno continuo di aggiornamento è attanagliante, questa sensazione d’ignoranza da cui facciamo fatica a separarci è sfiancante. E ti dirò di più, a volte, tutto questo corri corri può diventare anche screditante.
Sì, screditante.
(Altre parole che finiscano con ante, ne abbiamo?)
Può diventare, addirittura, causa di un cattivo lavoro.
E non c’è competenza, studio, approfondimento, fattore X o altre skill che tengano.

Siamo umani e dunque dotati di una buona dose di paure, manciate di ansia da prestazione ed esitazioni q.b.
Lo scivolone è dietro l’angolo. E a stare in piedi dopo aver pestato la buccia di banana s’impara solo in un modo: cadendo.

Eccoti allora quelle raccomandazioni che raramente trovi sugli articoli “marketingari”, di cui ti cibi ogni giorno.

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Quei consigli che spero ti possano tornare utili per sopravvivere agli aspetti meno considerati del nostro lavoro, quelli più marginali, ma non per questo meno importanti, perché spesso si rivelano le cause di brutti scivoloni.

1. Rischiare sì, ma consapevolmente

Il rischio è la capacità di parlare a se stessi.
Senza di esso non ci staremmo a raccontare molte cose fighe avvenute nella storia.
Rischiare significa non fermarsi mai. Avvertire di avere un impulso dentro di noi e decidere di dare sfogo a quell’impulso, per capire se possa diventare attitudine e quindi, nel tempo, competenza.
E questa, oggi, è una realtà che appartiene a molti esperti in comunicazione alle prese con i nuovi media e i nuovi strumenti.

Ma, una cosa fondamentale quando stai per cimentarti è riconoscerlo a te stesso.
Riconoscere che stai PROVANDO. E che la prova, lo dice la stessa etimologia della parola – probàre, pròbus, probo – serve a riconoscere qualcosa per buona o no.
Serve consapevolezza di quello che stai facendo, e serve soprattutto coscienza nel capire fin dove puoi spingerti a provare, e quando invece la tua prova può diventare pregiudizievole per qualcuno o qualcosa.
Mi entusiasma vedere che sempre più professionisti della comunicazione (di vario genere) si avvicinano al super patinato mondo social, perché vuol dire che la loro mente è in continua evoluzione e il loro spirito di adattamento fortemente spiccato.
L’importante però è non perdere mai di vista fin dove, con il nostro periodo di prova, si può arrivare, e quando invece diventa necessario circondarsi di figure più esperte per evitare di mandare all’aria ciò che di apprezzabile fino a quel momento abbiamo fatto (stiamo pur sempre mettendo le mani in un barattolo di marmellata nuovissimo e mutevole. Punta di piedi e moderazione sono imprescindibili!).

2. "Giuro di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento rifuggendo da ogni indebito condizionamento"

Non me ne vogliano i medici per questa citazione (direttamente dal Giuramento di Ippocrate) che ha quasi del blasfemo, ma avevo bisogno di un’affermazione forte per focalizzare l’attenzione su un altro aspetto che spesso viene sottovalutato e preso sotto gamba.
Il nostro coinvolgimento nei confronti del cliente.
E no, malizioso lettore, non sto parlando di stare alla larga da notti folli con i tuoi “assistiti”.
Fai come ti pare.
Io delle tue faccende sotto e sopra le lenzuola non ne voglio sapere.
Però m’interessano quelle che si discutono alle scrivanie. Anche se effettivamente, pure sulle scrivanie…🤔
Va beh, insomma, ci siamo capiti!😊
Sto parlando di quei momenti di confronto, in cui il cliente, per entusiasmo, enfasi, allegria o anche solo per l’effetto inebriante di qualche bicchiere di vino di troppo a pranzo, se ne esce con l’ideona del secolo.
Ecco.
A quel punto.
Proprio a quel punto.
Tu, amico mio, devi applicare tutta la razionalità che hai in corpo.

TUTTA!
Ascolta pure l’ideona del secolo, sfodera anche i tuoi migliori sorrisi di approvazione e compiacimento, prendi appunti se proprio ti sembra il caso, ma poi…
…poi…
Scappa via dall’ufficio e allontana le mani da qualsiasi device!
Per le 12 ore successive, dovrai solo limitarti all’autosustentamento primordiale, e dopodiché non far altro che…andare a dormire.

Dormi, tesoro.
Dormi così intensamente da rigenerare il cervello, ricaricare i recettori del buon senso e anche quelli del buon gusto.
Lo so che sono stata estrema, ma fidati.
Solo così potrai evitare che l’eccessiva enfasi del cliente possa intaccare e inficiare il tuo trashometro, ovvero il tuo misuratore incorporato di trashitudine.

Solo dopo averci dormito su, sarai in grado di valutare la proposta con ragionevolezza e quindi decidere se sposarla in toto, con gli opportuni aggiustamenti o se cestinarla completamente.
Mai perdere di vista il tempo e la concentrazione per la valutazione delle idee e delle loro accezioni.
Sei l’unico responsabile delle tue azioni.
E ricorda: un banale scivolone è capace di ricoprire di cacca l’intero lavoro di mesi.

3. Four is megl che two

Magari, se il tipo che ha dato in pasto ai media la foto con due piedi destri di Ally Brooke Hernandez, avesse lavorato a quattrocchi, questo non sarebbe successo.

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O magari sì, ma il ragionamento a quattrocchi di sicuro può ridurre le possibilità di fail.

Per quanto ti sia possibile, cerca sempre di lavorare ottenendo almeno il parere di altri due occhi.
È indiscusso che la parola e il parere finale sarà sempre il tuo, ma credo che il confronto, su lavori come il nostro, pesi con una percentuale di almeno l’80%.

, dunque, alla ricerca di pareri da parte di chiunque, indipendentemente dal ruolo che ricopre nella tua vita. Purché questo chiunque sia capace di darti critiche e spunti costruttivi.

4. Sai che succede se non ti scoraggi? Che ci riesci

Di aforismi e citazioni sul non scoraggiarsi potrei riempire l’articolo intero.
Proprio questa settimana, Lewis Hamilton l’ha ricordato in un’intervista, never give up.

Pure il mitico Zuckerberg, nella sua capatina a Roma, lo ha ripetuto.
Anche se, ultimamente, ciò che mi fa più sorridere a proposito di “non mollare”, è la parodia che Edoardo Mecca fa di Montemagno.

C’è solo un modo per capire che se non ti scoraggi ci riesci.
Quel modo è: farlo.
Troppo semplice buttare la spugna.
Fallo finché avrai maniera, possibilità, capacità e soprattutto voglia.

Se molli, vuol dire che non era poi tanto importante, e allora meglio così.
La tecnica pratica per non mollare e resistere, la devi trovare da te.
Vuoi sapere qual è la mia? La stessa per cui vado in crisi: scrivere.
Il ciclo è il seguente. 
Scrivo e cago fuori dal vaso (passami il francesismo, a volte rende l’idea meglio di ogni altra espressione). Poi mi tocca scrivere per rimediare alla cagata che ho scritto e per aiutare me stessa a ritrovare la passione. Quindi torno a scrivere professionalmente, conscia che la prossima cacca fuori dal vaso è dietro l’angolo.
E così ricomincio.
Scrivo, cago, riscrivo e ricago.
Scrivo, cago, riscrivo e ricago.
E in mezza a questa cloaca, vivo 😊, amando follemente ciò che faccio e accettandone gioie e dolori, come si fa con i grandi amori.

5. Una crocchetta per ogni NUOVO errore (leggi bene, ho scritto, nuovo. Perché, se ci ricaschi, allora sei pirla)

Una crocchetta, sì, come quelle che si danno ai cani. Possibilmente, però, qualcosa che un essere umano possa trovare gustoso.
Un premio.
Non per i buoni risultati, ma per ogni nuovo errore.
Ma dove sta scritta sta cosa che quando il nostro cane fa una cosa giusta bisogna dargli la crocchetta?
Dove sta scritto che Babbo Natale mi porta il regalo se ho fatto la brava?
E all’America scoperta da Colombo che era convinto di andare verso l’Asia, non ci pensa nessuno?
E al viagra nato grazie all’inefficacia di una pillola per l’ipertensione?
E ai lingotti di cioccolato del Sig. Ferrero, sciolti per l’eccessivo caldo all’interno del furgone? Fu così che nacque la Nutella.
Non voglio sopravvalutare l’errore, ma dare ad esso la giusta dimensione.
Perché senza errori non ci sarebbe esperienza, e senza esperienza non ci sarebbe storia, e senza storia noi saremmo inutili. Inutili per quella che non abbiamo mai sentito e inutili per quella che non potremo mai raccontare.
Quindi l’errore ci sta. Va capito ed elaborato.
Sbaglia pure, ma evita di fare sempre lo stesso, altrimenti saranno gli altri a scoraggiarti a proseguire.

6. Per paura dei no, ci perdiamo un sacco di sì

Non avere paura di rifiutare una richiesta, di bocciare un’idea o di respingere una proposta.
Impara a dire di no per lavorare meglio e per poterti guadagnare dei sì in futuro.
Impara a dire di no, quando il cliente ti assegna anche involontariamente o tacitamente delle responsabilità che esulano dalle tue competenze.
Impara ad ammettere a te stesso quello che puoi permetterti di fare e quello che è meglio sia fatto/gestito/organizzato da qualcun altro.
I no detti al momento giusto, saranno i che incontrerai nel futuro.

Nissan Commento

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